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Alessandro Del Bono e i suoi yacht - Oltre il possesso

Filippo Parisi

Filippo Parisi

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5 luglio 2026

L'alessandro del bono yacht solca le onde con eleganza, un gioiello bianco su un mare calmo, con montagne sullo sfondo.
Il rapporto tra Alessandro Del Bono e gli yacht racconta bene un certo modo di vivere il mare: non solo possesso, ma uso reale, regata, refit e scelta della barca giusta per l’obiettivo giusto. Qui trovi un quadro chiaro delle imbarcazioni a lui associate, delle differenze tra i vari Capricorno e di ciò che rende Ronin un caso molto diverso. Io lo leggo come il profilo di un armatore attivo, che usa la barca per navigare, correre e aggiornare il progetto quando serve davvero.

Le informazioni essenziali da tenere a mente

  • Del Bono è un armatore attivo, non solo un nome legato a uno yacht di prestigio.
  • Il nome Capricorno indica almeno due barche diverse: un maxi racer storico e un nuovo 80 piedi del 2024.
  • Ronin è il suo lato motoryacht: circa 59 metri, progetto Lürssen e design di Norman Foster.
  • Il tratto comune è la continuità tecnica: barche usate, aggiornate e portate davvero in mare.
  • Per capire questi yacht conta più il programma di utilizzo che l’effetto scenico in banchina.

Perché il nome di Alessandro Del Bono conta anche in banchina

Alessandro Del Bono è conosciuto soprattutto come imprenditore farmaceutico, ma nel mondo nautico il suo nome compare con una continuità che non è tipica del semplice collezionista. Qui la differenza è importante: non stiamo parlando di un proprietario che acquista una barca e la lascia ferma, ma di un armatore che partecipa alle campagne, segue i progetti e mantiene un rapporto molto concreto con l’equipaggio.

In mare questo cambia tutto. Una barca da regata, o un superyacht che viene davvero usato, non vive di immagine: vive di preparazione, manutenzione, refit e qualità delle persone a bordo. Io trovo che sia questo il vero motivo per cui il suo profilo interessa chi ama le barche, perché mostra un armatore che prende sul serio la funzione della barca, non solo il suo valore simbolico. E proprio da qui nasce la prima cosa da chiarire: sotto il suo nome non c’è un solo yacht, ma più progetti molto diversi tra loro.

L'imponente yacht di Alessandro Del Bono solca le onde con eleganza, una visione di lusso e avventura in mare aperto.

Due Capricorno, due idee di mare

Qui nasce la confusione più comune. Il nome Capricorno compare su due barche differenti, costruite in epoche diverse e con obiettivi tecnici diversi. Chi cerca informazioni senza distinguere i modelli rischia di mescolare una barca storica da regata con un progetto molto più recente, pensato per il circuito Maxi e per l’IRC, il sistema di compenso che rende confrontabili yacht diversi in regata.

Barca Dati chiave Perché conta
Capricorno storico Circa 25 m, costruito nel 1995 da McConaghy su progetto Reichel/Pugh È il maxi racer con una bacheca ricca di risultati, pensato per correre davvero e non solo per rappresentare.
Capricorno nuovo 24,98 m, varato nel 2024, progetto judel/vrolijk & Co, costruito da King Marine; baglio 6,30 m, pescaggio 5,40 m, dislocamento 21,16 t È un maxi moderno, ottimizzato per l’IRC e per il livello più alto delle regate del Mediterraneo.

La cronaca delle regate del 2021 ricorda bene il primo Capricorno: una barca nata per la competizione, con vittorie importanti anche su percorsi oceanici. Il nuovo progetto, invece, segna un salto generazionale: linee più radicali, impostazione più attuale e un lavoro di architettura navale che punta a trasformare ogni metro di scafo in velocità utile. Il punto, in breve, è semplice: non esiste un solo Capricorno, e capirlo aiuta a leggere con molta più precisione il profilo nautico di Del Bono. Da qui vale la pena entrare nel merito del perché questa barca storica sia ancora così interessante.

Perché il Capricorno storico resta una barca da rispettare

Il Capricorno del 1995 è uno di quei casi che fanno capire quanto il valore di un racer dipenda dal modo in cui viene tenuto vivo. Nella sostanza è una barca che ha avuto una carriera lunga e pesante: ha vinto l’ARC nel 2006 e ha lasciato il segno anche in regate come Sydney-Hobart e Cape Town-Rio. Questo non è un dettaglio da bacheca, ma la prova che un progetto ben nato può restare competitivo per anni se viene curato a dovere.

Qui entra in gioco una lezione che vale per tutta la nautica sportiva: l’età anagrafica conta meno del programma di manutenzione. Un maxi da regata non si giudica soltanto dal varo o dalla firma del progettista; conta l’allineamento tra carena, appendici, albero, vele e assetto generale. Se un equipaggio stabile lo porta in mare stagione dopo stagione, la barca conserva memoria tecnica e sensibilità in navigazione. Ed è proprio questo che rende il nuovo Capricorno così coerente con il vecchio: cambia la generazione del progetto, ma non cambia l’idea di fondo, cioè usare la barca per competere sul serio. A questo punto il confronto più naturale è con Ronin, che rappresenta l’altro volto del suo modo di armare.

Ronin, il suo lato motoryacht

Ronin è un’altra storia, e proprio per questo completa il quadro. Si tratta di un 59 metri Lürssen del 1993, con esterni disegnati da Lord Norman Foster. Il cantiere la descrive come un’icona dalle linee geometriche radicali, capace di arrivare a circa 34 nodi: numeri che spiegano bene perché questa barca sia ancora considerata attuale dopo tanti anni, soprattutto se accompagnata da manutenzione e modernizzazione costanti.

Dal punto di vista nautico, Ronin è interessante perché unisce architettura forte, velocità e comfort reale a bordo. I profili di mercato la indicano per circa 10 ospiti e 14 membri di equipaggio, con ambienti ampi e una configurazione pensata per navigare in modo veloce ma senza rinunciare alla vivibilità. Qui il valore non è solo estetico: su un motoryacht di questa fascia, un refit documentato pesa quasi quanto l’anno di costruzione, perché stabilisce quanto la barca sia davvero pronta a navigare. In altre parole, Ronin non racconta solo un gusto; racconta un metodo. E questo metodo si vede ancora meglio quando si guarda all’insieme delle barche collegate al suo nome.

Cosa racconta davvero questo modo di armare una barca

Se devo sintetizzarlo, direi che Del Bono non sembra ragionare da “collezionista da pontile”, ma da armatore che assegna a ogni barca una funzione precisa. Un maxi da regata serve a correre, un motor yacht come Ronin serve a fare crociera veloce con standard altissimi, e in entrambi i casi il progetto vive solo se resta in esercizio e viene seguito con continuità.

Ci sono tre segnali molto chiari in questo approccio:

  • la continuità dell’equipaggio e della cultura di bordo, che nei maxiyacht vale quasi quanto il cantiere;
  • la disponibilità a mantenere in vita una barca valida invece di sostituirla solo per moda;
  • la scelta di progetti tecnici forti, non di barche neutrali o anonime.

Io ci leggo una logica molto concreta: la barca deve essere coerente con l’uso, non con l’ego. Ed è esattamente il tipo di lettura che serve anche a chi sta pensando all’acquisto di un usato importante o di un nuovo progetto ad alte prestazioni.

Se stai valutando un maxi o un superyacht simile, controlla questi punti

Quando una barca entra nella fascia di Capricorno o Ronin, il prezzo percepito è solo una parte della storia. La vera differenza la fanno documentazione, manutenzione e adattamento all’uso reale. Su un 25 metri da regata e su un 59 metri a motore cambiano i dettagli tecnici, ma la logica di verifica resta molto simile.

Verifica Perché è cruciale
Storico dei refit e dei lavori tecnici Ti dice se la barca è stata aggiornata in modo serio oppure solo rinfrescata esteticamente.
Coerenza tra progetto e uso previsto Un racer ottimizzato per l’IRC non va letto come un cruiser, e un motoryacht veloce non si valuta come uno yacht da charter lento.
Stato di motori, rig, appendici e impianti Su queste taglie, prestazioni e sicurezza dipendono da componenti che vanno controllati con metodo, non “a vista”.
Qualità dell’equipaggio e del management Un grande yacht è un sistema operativo, non un oggetto statico: senza persone competenti perde valore rapidamente.
Dotazioni di sicurezza e conformità EPIRB, zattere, antincendio, procedure MOB e manutenzione degli apparati non sono accessori, soprattutto su barche che navigano davvero.

La regola pratica è brutale ma utile: se mancano i documenti, il valore dichiarato vale poco. Ed è qui che il profilo di Del Bono diventa quasi didattico, perché mostra quanto contino refit, continuità operativa e precisione tecnica più del solo nome inciso sulla poppa. Rimane allora un’ultima cosa da mettere a fuoco, e cioè cosa conviene ricordare di questo caso se si guarda la nautica con occhi davvero concreti.

Cosa resta da questo profilo per chi ama davvero la nautica

La lezione più utile è che uno yacht non va letto come un trofeo, ma come un sistema di decisioni: progetto, uso, manutenzione, equipaggio e aggiornamenti. Nel caso di Del Bono, il nome associato alle barche è importante, ma lo è ancora di più il modo in cui quelle barche vengono portate in mare.

  • Capricorno non indica una sola barca, ma un’evoluzione di filosofia sportiva.
  • Ronin mostra il lato più architettonico e veloce del motoryachting di alto livello.
  • Il valore reale emerge quando la barca resta coerente con il suo programma d’uso.

Se guardo questo profilo con l’occhio di chi segue navigazione, acquisto e sicurezza, la conclusione è netta: una barca grande o famosa vale davvero solo quando resta ben mantenuta, ben armata e ancora capace di fare il lavoro per cui è stata pensata.

Domande frequenti

Alessandro Del Bono è un armatore attivo, noto per il suo approccio concreto e funzionale alla nautica, partecipando a regate e seguendo personalmente i progetti delle sue imbarcazioni, non limitandosi al semplice possesso.

Esistono due yacht chiamati "Capricorno": un maxi racer storico del 1995 (Reichel/Pugh) e un nuovo 80 piedi varato nel 2024 (judel/vrolijk & Co). Il primo è un racer con una lunga carriera, il secondo un moderno maxi ottimizzato per le regate IRC.

"Ronin" è il motoryacht di Alessandro Del Bono, un Lürssen di 59 metri del 1993 con design di Norman Foster. Rappresenta il suo lato motoryacht, combinando architettura forte, velocità e comfort, mantenuto con cura e aggiornamenti costanti.

La sua filosofia è quella di un armatore che assegna a ogni barca una funzione precisa. Le sue imbarcazioni sono usate, aggiornate e mantenute attivamente per competere o navigare, valorizzando la funzionalità e la continuità tecnica più che l'immagine.
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Autor Filippo Parisi
Filippo Parisi
Mi chiamo Filippo Parisi e ho accumulato quattro anni di esperienza nel mondo della nautica, un settore che mi affascina profondamente. La mia passione per la navigazione è nata fin da giovane, quando ho iniziato a esplorare le acque locali e a comprendere l'importanza della sicurezza in mare. Scrivo di navigazione, acquisto di imbarcazioni e misure di sicurezza, cercando sempre di semplificare argomenti complessi per rendere le informazioni accessibili a tutti. Nel mio lavoro, mi impegno a fornire contenuti utili e aggiornati, confrontando diverse fonti e seguendo le ultime tendenze del settore. La mia missione è aiutare i lettori a prendere decisioni informate, sia che si tratti di scegliere la barca giusta o di capire le normative di sicurezza. Sono convinto che una buona preparazione possa fare la differenza tra un'avventura indimenticabile e un'esperienza problematica in mare.
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