Lo yacht Kauris IV è un caso interessante perché unisce dimensioni importanti, costruzione in composito e una logica di progetto che resta davvero velica. In questa lettura trovi i numeri essenziali, le soluzioni di coperta e interni, il senso del sistema ibrido e il motivo per cui questo superyacht continua a essere un riferimento per chi segue i grandi sailing yacht. Per me è il tipo di barca che va capita con gli occhi del navigante, non solo con quelli dell’esteta.
I punti chiave da sapere su questo 44 metri a vela
- È un sailing superyacht di 44,2 metri, costruito in Italia e consegnato nel 2020.
- La struttura in carbonio e la chiglia sollevabile servono a ridurre peso, migliorare rendimento e rendere più versatile il pescaggio.
- Il sistema ibrido consente manovre silenziose e una notte di autonomia in modalità quiet mode con aria condizionata attiva.
- Può ospitare fino a 8 ospiti e 8 membri di equipaggio, quindi è pensata per una gestione di alto livello.
- Nel 2026 le schede pubbliche la collocano come yacht non destinato al charter privato e non in vendita.
Che tipo di yacht è davvero Kauris IV
Io la leggo come un grande sloop a vela, cioè una barca con un solo albero e un’impostazione pensata per tenere insieme velocità, equilibrio e semplicità di conduzione. È conosciuta anche come Wally 145, e questo già dice molto: non nasce per essere una “barca scenografica”, ma un progetto in cui la linea pulita deve tradursi in comportamento reale sull’acqua.
La mano di German Frers si vede nella ricerca di efficienza, mentre Wally e Persico Marine hanno spinto sulla costruzione e sull’idea di un superyacht che resti agile nelle manovre, stabile con vento sostenuto e piacevole da vivere anche in crociera familiare. È un equilibrio meno ovvio di quanto sembri, perché su queste taglie ogni scelta di peso, volume o altezza libera ha un effetto immediato sulla barca. Ed è proprio qui che i numeri tecnici iniziano a raccontare il progetto meglio delle immagini.I numeri tecnici che spiegano il progetto
Quando si parla di un sailing superyacht, le dimensioni da sole non bastano. Contano il baglio, il pescaggio, la superficie velica e soprattutto il modo in cui questi dati dialogano tra loro. Qui la barca mostra una coerenza rara: è grande, ma non appare goffa; è veloce, ma non sacrifica troppo la vivibilità; è tecnica, ma non chiusa in sé stessa.
| Voce | Valore | Perché conta |
|---|---|---|
| Lunghezza fuori tutto | 44,20 m | È la taglia che la colloca nel segmento dei grandi sailing superyacht. |
| Baglio | 9,50 m | Aiuta stabilità, volume interno e comfort in navigazione. |
| Pescaggio | 4,5 m chiglia alzata, 7,2 m chiglia abbassata | Rende la barca più versatile, ma richiede pianificazione nei bassi fondali e in porto. |
| Dislocamento | 171 tonnellate | Indica una massa contenuta per la categoria, utile per il rendimento velico. |
| Superficie velica | 1.038 m² al vento, 1.968 m² al lasco | Spiega perché la barca resta reattiva anche con aria leggera. |
| Ospiti ed equipaggio | 8 ospiti, 8 crew | Mostra che il livello di servizio è pensato per crociere private molto curate. |
| Propulsione | 2 MAN diesel + 2 motori elettrici da 60 kW | Permette spostamenti e manovre silenziose, con una gestione energetica più raffinata. |
| Velocità in marcia | Fino a 15 nodi | È un valore notevole per uno yacht a vela di questa taglia. |
| Costruzione | Composito pre-preg in autoclave, scafo e sovrastruttura in carbonio | Riduce peso e aumenta precisione costruttiva, ma richiede controllo tecnico serio. |
| Classificazione | RINA Malta Cross | È un segnale utile per leggere il progetto anche dal lato degli standard e della conformità tecnica. |

Coperta e interni pensati per navigare bene
La parte che trovo più interessante è la continuità tra spazi interni ed esterni. La coperta segue il concetto outside-inside tipico di Wally: salone principale e due cockpit, uno dei quali coperto, stanno sullo stesso livello e senza gradini. Non è un vezzo di design. Significa meno interruzioni nel passaggio, più facilità nel vivere gli spazi e una sensazione di bordo molto più naturale durante una lunga permanenza.
Esterni che lavorano per la navigazione
Su un yacht di queste dimensioni, la coperta non deve soltanto “fare scena”. Deve essere leggibile, sicura e comoda da gestire. Qui la scelta di avere spazi ampi, ben collegati e senza troppi dislivelli rende più semplice muoversi quando si è in equipaggio ridotto o quando il mare cambia faccia. È un aspetto che spesso si sottovaluta, ma su una barca a vela grande la qualità degli spostamenti a bordo pesa quasi quanto il comfort della suite armatoriale.
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Interni che restano funzionali
Gli interni sono firmati da un gruppo di lavoro che punta più alla misura che all’eccesso decorativo. L’area armatoriale è ampia, la zona ospiti è organizzata per 8 persone e il servizio di bordo è dimensionato per sostenere una crociera privata senza forzature. Mi piace soprattutto la presenza della postazione di navigazione integrata nel salone: è un dettaglio che ricorda a chi sale a bordo che qui la navigazione non è un elemento secondario, ma parte del modo di vivere la barca. Da qui il passo verso la propulsione ibrida è naturale, perché su un progetto del genere il comfort deve restare coerente anche quando la vela non basta.
Propulsione ibrida e prestazioni che contano
Secondo Persico Marine, il sistema ibrido consente autonomia notturna in modalità silenziosa con aria condizionata attiva, oltre a manovre emission-free grazie ai motori elettrici e agli shaft retrattili. Per chi guarda uno yacht da fuori può sembrare un dettaglio tecnico, ma a bordo cambia parecchio: meno rumore in rada, meno vibrazioni, più discrezione in porto e una sensazione generale di qualità più alta.
- In porto, la gestione elettrica rende le manovre più pulite e meno invasive.
- In rada, la modalità silenziosa migliora il riposo e la vivibilità notturna.
- In navigazione a vela, il progetto mantiene una risposta rapida anche con poco vento.
- Con vento sostenuto, la forma di carena e la chiglia sollevabile aiutano la stabilità.
Non la leggerei però come una soluzione magica. L’ibrido funziona davvero solo se è gestito bene: batterie monitorate, cicli di carica corretti, manutenzione ordinaria seria e equipaggio che sappia usare i profili energetici senza improvvisare. Se questi aspetti vengono trascurati, il vantaggio si riduce in fretta. Questo vale per qualunque yacht evoluto, e su una barca così tecnica ancora di più. E proprio per questo ha senso chiedersi come si colloca oggi nel mercato.
Mercato, disponibilità e come leggere il suo status nel 2026
Nelle schede pubbliche consultate nel 2026, Kauris IV risulta non destinata al charter privato e non in vendita. SuperYacht Times la indica infatti come yacht non listed for sale, quindi il dato utile non è tanto la reperibilità immediata quanto il suo valore come riferimento progettuale. In altre parole, non stiamo parlando di una barca “da catalogo”, ma di un esemplare che aiuta a capire dove può arrivare il segmento dei grandi sailing yacht italiani.
Questo ha una conseguenza pratica: se cerchi una barca simile, devi guardare oltre il nome e concentrarti su elementi replicabili. La disponibilità commerciale può cambiare, ma la logica del progetto resta un benchmark molto utile per chi valuta un acquisto o confronta alternative nella fascia 40-45 metri.
Cosa mi porto a casa da un progetto come questo
Se devo sintetizzare il valore di Kauris IV in modo utile, non mi fermo alla lunghezza o al prestigio del cantiere. Io guardo soprattutto cinque cose:
- La coerenza del progetto, perché ogni scelta sembra fatta per navigare davvero, non solo per impressionare da fermo.
- La chiglia sollevabile, che amplia l’uso reale della barca ma richiede disciplina operativa.
- La costruzione in carbonio, che dà senso alla ricerca di leggerezza e precisione.
- L’ibrido di bordo, utile solo se sostenuto da manutenzione e competenza.
- La distribuzione degli spazi, che mostra come un grande sailing superyacht possa restare vivibile senza diventare pesante da usare.
Confrontata con altri 40-45 metri a vela, questa barca spicca perché non tratta la navigazione come un pretesto estetico. La mette al centro, e poi costruisce attorno a essa comfort, silenzio e qualità tecnica. È questo, alla fine, il motivo per cui Kauris IV resta interessante anche nel 2026: non è soltanto un grande yacht italiano, ma un esempio abbastanza chiaro di come dovrebbero dialogare prestazione, sicurezza e vita a bordo quando il progetto è fatto bene.