Il Comet 375 di Comar è una di quelle barche che si capiscono meglio in navigazione che in banchina. Ha un’impostazione da cruiser-racer equilibrato, un armo generoso e una manovrabilità che premia chi lavora bene di randa, genoa e timone. Qui trovi ciò che serve davvero: come si comporta a vela, quali manovre rende più facili o più delicate, e cosa controllare se stai valutando un usato.
Le informazioni che servono per leggere bene questo modello
- Progetto Finot/Peterson, varo nel 1987 e produzione terminata nei primi anni Novanta.
- Misure tipiche: circa 11,5-11,7 m di lunghezza, 3,7 m di baglio e 2,0-2,1 m di pescaggio.
- Il piano velico è potente: a seconda della versione e dell’allestimento si va all’incirca da 60 a 78 m² complessivi.
- La barca rende meglio con aria medio-leggera, ma va alleggerita in tempo quando il vento sale.
- In porto aiuta la distanza tra elica e pala del timone, però il pescaggio richiede attenzione nei fondali bassi.
- Sull’usato contano molto stato di albero, sartie, lande, attacco bulbo, timone e qualità delle vele.
Che barca è davvero e perché continua a interessare
Il 375 nasce come barca da crociera veloce con una chiara vocazione alla prestazione. È un 11 metri abbondante, con carena in vetroresina, chiglia a bulbo e timone a pala sospesa: in pratica, un’impostazione che privilegia risposta al timone e buon passo a vela più che inerzia da crociera lenta.
Le schede tecniche disponibili non sono perfettamente allineate su ogni dettaglio, perché esistono versioni da crociera e versioni più sportive. Il senso pratico, però, è chiaro: la versione armatoriale sacrifica qualcosa in aggressività del piano velico per guadagnare comfort, mentre quella più sportiva ha albero più alto e un carattere più brillante in aria leggera.
| Parametro | Valore tipico | Perché conta in pratica |
|---|---|---|
| Lunghezza fuori tutto | 11,5-11,7 m | Dà volume, passo sull’onda e una certa presenza in manovra. |
| Baglio | 3,7 m | Aiuta stabilità iniziale e abitabilità interna. |
| Pescaggio | 2,0-2,1 m | Ottimo per tenuta e bolina, ma da gestire con cura in porti bassi e fondali ridotti. |
| Dislocamento | 5,8-6,0 t | Non è una barca leggera: richiede vele sane e assetto corretto per rendere bene. |
| Zavorra | circa 2,0 t | Aiuta a tenere la barca composta quando il vento sale. |
| Armo | Sloop in testa d’albero | Schema semplice, potente e facile da interpretare nel piano velico. |
| Superficie velica | circa 60-78 m² | Spiega perché la barca vuole essere fatta correre e non trascinata. |
| Motore | Volvo 28-29 CV, con esemplari più potenti da 45-47 CV | Sufficiente per porti e risalite, purché l’impianto sia in ordine. |
Per me il dato che conta di più non è la singola cifra, ma l’insieme: dislocamento intorno alle 6 tonnellate, zavorra importante e piano velico generoso spiegano perché questa barca possa essere brillante senza diventare nervosa. Da qui si capisce anche il suo comportamento in mare, che è il vero nodo del discorso.
Come naviga tra aria leggera e mare formato
Qui il progetto mostra il suo carattere migliore. Con un rapporto superficie velica/dislocamento vicino a 19 e una velocità di carena teorica di circa 7,6 nodi, il 375 non vive di pura inerzia: vuole essere fatto correre, tenuto in equilibrio e alleggerito quando il vento aumenta.
| Condizione | Sensazione al timone | Cosa fare davvero |
|---|---|---|
| 0-8 nodi veri | Barca viva solo se le vele sono pulite e ben profilate. | Pesi centrati, randa ben cazzata e genoa pieno; non irrigidire troppo l’assetto. |
| 8-15 nodi veri | È la fascia più felice: il timone si carica il giusto e l’angolo migliora. | Tenere il pasto della barca sotto controllo, senza farla sbandare inutilmente. |
| 15-20 nodi veri | Più pressione in barra se non scarichi per tempo. | Ridurre prima di perdere il passo, non dopo. |
| Onda corta e vento irregolare | Può diventare secca e meno fluida, soprattutto di bolina stretta. | Aprire leggermente l’angolo, evitare di forzare la prua e non pretendere una bolina da manuale quando il mare è cattivo. |
La mia lettura è semplice: tra 8 e 15 nodi veri questo scafo è nel suo intervallo più felice. In aria leggera esce bene se carena e vele sono pulite; con brezza media inizia a dare il meglio, perché la barca prende angolo senza troppo sbandamento. Quando il vento sale oltre la fascia comoda, conviene ridurre prima di perdere il passo. Un armo di questo tipo non premia il coraggio tardivo, premia la disciplina.
In onda corta e stretta, soprattutto se si forza di bolina con poco vento, alcuni esemplari diventano più secchi e meno fluidi. Non lo considero un difetto strutturale, ma un invito a non chiedere alla barca ciò che non le appartiene: meglio un’andatura leggermente più aperta, una regolazione pulita e un equipaggio che la tenga stesa senza strapazzarla.
Manovre in porto e in spazi stretti
Se c’è un aspetto che mi convince di questo scafo, è la facilità di controllo quando tutto è preparato con ordine. La distanza tra elica e pala del timone aiuta, il motore entrobordo da 28-29 CV è sufficiente per la massa in gioco e l’assetto della barca permette correzioni decise ma non isteriche.
Uscita dall’ormeggio
La regola che seguo è banale ma fondamentale: preparo cime, parabordi e traiettoria prima di dare gas. Con una barca da quasi 12 metri, improvvisare all’ultimo non è mai una buona idea. Se c’è vento laterale, preferisco una manovra lenta e leggibile a una partenza “di forza”: il 375 risponde meglio alla precisione che alla fretta.
Ingresso in banchina
Qui serve guardare due cose insieme: inerzia e pescaggio. Con circa 2 metri di immersione, non sempre puoi permetterti di entrare troppo vicino ai margini o di correggere tardi. Io tengo sempre un po’ di velocità residua, abbastanza da governare la barca ma non abbastanza da trasformare il tocco in un problema. Il walk dell’elica può esistere, ma su questo modello non è il protagonista: conta di più la qualità dell’assetto e delle correzioni.
Leggi anche: Pagaiata SUP perfetta - Mniej fatica, più scivolamento
Virate e strambate con equipaggio ridotto
In virata la barca chiede decisione. Non è una piattaforma pigra, quindi se il timone viene mosso con esitazione la prua perde slancio. Con poco equipaggio io tengo la manovra pulita: una persona alle scotte, una al timone, zero movimenti inutili. In strambata, invece, conviene non lasciar lavorare la randa da sola. Una conduzione troppo profonda aumenta il rischio di colpo e di perdita di controllo; meglio preparare la manovra e chiuderla con calma.
Se il modo in cui va a vela è chiaro, il passaggio successivo è capire come si comporta nei movimenti più delicati: entrare, uscire e ormeggiare senza regalare metri inutili al vento.
Regolazioni di vela che cambiano davvero la barca
Qui si vede la differenza tra una barca semplicemente armata e una barca messa bene a punto. Il 375 non ama le regolazioni grossolane: risponde molto meglio quando il piano velico è letto come un insieme, non come due pezzi separati.
- Randa: deve stare abbastanza piatta quando il vento sale. Il carrello randa, cioè il binario che regola lateralmente il punto di scotta, è più utile di quanto molti pensino, perché ti permette di controllare lo sbandamento senza chiudere troppo la vela.
- Genoa: in aria leggera è la fonte principale di spinta. Se l’esemplare monta un fiocco generoso, lo uso con attenzione in porto e lo tengo più pulito di quanto farei su una barca pesante, altrimenti la virata diventa lenta e la prua perde slancio.
- Vang: cioè il paranco che controlla l’apertura della randa in alto. Su questa barca fa differenza vera, perché ti aiuta a tenere il flusso senza far respirare troppo il boma.
- Cunningham: è la regolazione che tende il punto di mura della randa e sposta il grasso del profilo in avanti. Serve soprattutto quando il vento aumenta e vuoi una vela meno panciuta.
- Andature portanti: su lasco e poppa il progetto lavora bene se non lo fai scendere troppo di assetto. Se la barca ha gennaker o una vela simile, il guadagno è concreto, soprattutto nelle lunghe rotte di trasferimento.
La logica, in pratica, è questa: poca sbandata, profilo pulito e riduzione tempestiva quando il vento sale. Con una barca così, l’errore più comune è pensare che il motore o il peso del bulbo risolvano tutto. Non è così. La differenza la fanno ancora le vele e il modo in cui le tieni vive.
Una versione con randa troppo chiusa e genoa troppo pieno diventa stanca. Una barca ben regolata, invece, mantiene un angolo pulito e ti restituisce un timone leggero. E questo, su un 11 metri di impostazione sportiva, vale più di molti accessori.
Prima di comprare, però, vale la pena guardare dove questi modelli invecchiano meglio e dove invece chiedono più attenzione.
Cosa controllare su un esemplare usato
Qui la differenza la fanno i dettagli, non l’età anagrafica. Alcune barche hanno navigato in charter o in regata e vanno lette con più attenzione: non basta che la carena sia lucida, bisogna capire quanta fatica abbiano visto albero, sartie, lande e timone.
| Zona | Cosa guardo | Perché conta |
|---|---|---|
| Timone | Giochi anomali, delaminazioni, riparazioni vecchie, usura della pala | Le prime serie hanno avuto qualche criticità e qui non si scherza: il timone è sicurezza, non solo maneggevolezza. |
| Attacco del bulbo | Segni di stress, microfessure, corrosione, umidità nelle giunzioni | È uno dei punti da verificare con più rigore, soprattutto su barche che hanno navigato forte. |
| Albero, sartie e lande | Stanchezza del metallo, ossidazione, tensioni irregolari, evidenze di uso intensivo | Se la barca ha fatto regata dura, questi elementi possono avere lavorato più del previsto. |
| Osmosi | Vesciche, zone opache, interventi già fatti | Non è il difetto più frequente, ma va escluso senza leggerezza. |
| Motore e trasmissione | Avviamento, vibrazioni, perdite, allineamento, stato dell’impianto | Un motore da 28-29 CV basta, ma solo se gira bene e non viene usato come stampella per una barca stanca. |
| Vele e impianti di coperta | Usura delle tele, winch, scotte, passerelle, bozzelli | Su una barca così, un set vele da rifare cambia subito il valore reale dell’acquisto. |
Nel 2026 il mercato mostra valori spesso intorno ai 45.000 euro per esemplari ben presentati, con una fascia osservabile che si muove grossomodo tra 35.000 e 57.000 euro in base a refit, motore, vele e dotazioni. Se trovi una barca apparentemente economica ma con vele finite o lavori strutturali da fare, il conto reale cambia subito. E se l’esemplare è stato usato in charter, io alzo sempre il livello di attenzione su interni, meccanica e impianti di bordo.
Le dotazioni di sicurezza meritano una verifica a parte: non le tratto mai come accessori “mobili”, perché su una barca di questo tipo dovrebbero restare parte della dotazione stabile e coerente con l’uso previsto.
Quando il 375 dà il meglio e quando conviene passare oltre
Io lo sceglierei se cerco una barca mediterranea, veloce abbastanza da divertire, ma non estrema al punto da rendere faticosa la vita a bordo. La versione più armatoriale, quella con due cabine e due bagni, ha molto senso per la crociera in famiglia o con amici; quella più sportiva è più viva, ma chiede un armatore che accetti un carattere meno accomodante.
- Sì, ha senso se vuoi un 11 metri capace di andare forte senza diventare una barca da regata pura.
- Sì, ha senso se navighi spesso in coppia o con equipaggio ridotto, ma tieni le manovre preparate e le vele in ordine.
- Serve prudenza se il tuo porto ha fondali bassi o approcci stretti, perché il pescaggio non perdona.
- Serve prudenza se vuoi fare lunghe tratte senza investire in controllo strutturale e refit: il progetto è buono, ma l’usato vive di manutenzione.
In sintesi pratica: il 375 rende quando lo si tratta da barca viva, con vele sane, assetto corretto e manovre pulite. Se il tuo programma è crociera mediterranea, qualche regata di circolo e rientri in porto con vento vero, resta un progetto ancora sensato; se invece cerchi pescaggio minimo, comfort da appartamento galleggiante o una barca che perdoni tutto da sola, io guarderei altrove.