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Cime barca a vela - Guida completa per scegliere bene

Filippo Parisi

Filippo Parisi

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15 marzo 2026

Moli con cime di barca a vela ormeggiate, pronte per la navigazione.

Le cime per barca a vela non sono un dettaglio di coperta: cambiano la precisione delle manovre, la fatica a bordo e, in molti casi, la sicurezza con cui si governa l’imbarcazione. Qui chiarisco come distinguere drizze, scotte, borose e cime d’ormeggio, quale materiale ha senso scegliere e quali controlli faccio prima di fidarmi di un cordame nuovo o già usato.

In barca contano funzione, materiale e compatibilità più del colore

  • Le cime a bordo si dividono soprattutto tra manovre correnti, manovre fisse e cime d’ormeggio.
  • Per drizze e scotte il dato decisivo non è solo il diametro, ma anche allungamento, grip e scorrevolezza.
  • Il poliestere resta la scelta più equilibrata per la crociera; Dyneema e materiali affini servono quando la precisione deve essere più alta.
  • Bozzelli, stopper e winch devono accettare la cima senza strozzarla: se il passaggio è al limite, il cordame si consuma prima.
  • Un controllo visivo a ogni stagione intercetta presto schiacciamenti, peluria, rigidità e assottigliamenti locali.

Schema di una barca a vela con le sue parti etichettate, tra cui le cime, le vele e il timone.

Come si chiamano davvero le cime a bordo

Io parto sempre da una distinzione semplice: non tutte le cime fanno lo stesso lavoro. In una barca a vela ci sono le manovre correnti, cioè le linee che si regolano durante la navigazione, e ci sono gli elementi di sostegno dell’alberatura, che lavorano in modo più statico. Le prime sono quelle che il velista tocca di continuo; le seconde sostengono, tengono in tensione e danno forma all’attrezzatura.

Capire il nome giusto non è pedanteria. Ti aiuta a scegliere meglio, a comunicare senza ambiguità con l’equipaggio e a capire subito dove una cima deve essere più morbida, più resistente o più stabile dimensionalmente.

Elemento Funzione Cosa guardo io
Drizza Issa una vela o una sua parte Poco allungamento, buona scorrevolezza nei rinvii, calza resistente
Scotta Regola l’angolo della vela rispetto al vento Grip in mano, resistenza all’abrasione, passaggio pulito nei bozzelli
Borosa Serve per i terzaroli e per ridurre la vela Affidabilità sotto carico e facilità di recupero quando il vento aumenta
Cima d’ormeggio Tiene la barca in banchina, al pontile o al gavitello Elasticità, resistenza agli sfregamenti e agli UV
Sartie e stralli tessili Sostengono l’albero e l’assetto dell’armo Stabilità dimensionale e controllo dell’usura, soprattutto nei punti di contatto

La cosa interessante è che due cime possono sembrare simili in mano e comportarsi in modo opposto sotto carico. Da qui si passa subito al punto che pesa davvero nella scelta: il materiale.

Materiali e costruzione che fanno davvero la differenza

Per le cime nautiche io guardo prima la struttura e poi il nome commerciale. La soluzione più comune è la doppia treccia, cioè una cima con anima interna e calza esterna. L’anima porta gran parte del carico, la calza protegge e migliora la maneggevolezza. È un equilibrio molto utile sulle manovre correnti, perché unisce presa, flessibilità e durata.

Un altro termine che vale la pena conoscere è prestirata: significa che la cima è stata lavorata per ridurre l’allungamento iniziale. Su drizze e linee che devono mantenere una regolazione precisa è un vantaggio concreto, non un vezzo tecnico.

Materiale Punti forti Limiti Quando ha senso
Poliestere Equilibrio tra prezzo, durata, resistenza agli UV e facilità d’uso Allungamento più alto rispetto ai materiali tecnici Crociera, uso generale, buona parte delle scotte e molte drizze
Poliammide Elasticità elevata, utile per assorbire i colpi Più sensibile all’assorbimento d’acqua e meno “ferma” in tiro Cime che devono lavorare con maggior assorbimento dinamico, soprattutto in certe applicazioni di bordo
Dyneema e affini Allungamento molto basso, ottima tenuta, grande efficienza in regolazione Costo più alto, non sempre confortevole se usato senza criterio Drizze e manovre dove la precisione conta molto, oppure quando il carico cresce
Polipropilene Leggero e galleggiante Più debole su UV e abrasione, durata inferiore Uso molto specifico, linee ausiliarie o situazioni non gravose

Se devo sintetizzare la scelta, il poliestere resta il punto di partenza più sensato per molte barche da crociera. Io passo ai materiali più tecnici solo quando il beneficio reale, sulla manovra o sulla precisione di regolazione, giustifica il costo. E proprio per non sbagliare, il passo successivo è capire quanto deve essere grossa la cima e con quali attrezzature deve convivere.

Diametro, bozzelli e winch devono parlare la stessa lingua

La tentazione di scegliere “a occhio” è forte, ma su una barca funziona male. Una cima troppo grossa crea attrito, fa lavorare male stopper e winch e può rovinare il self-tailing; una cima troppo sottile è scomoda in mano, scorre male sotto carico e si consuma prima nei punti di passaggio.

Io controllo sempre tre cose: il diametro nominale, il passaggio reale nei bozzelli e il limite dichiarato dai winch. Il margine deve esserci. Se una gola è pensata per 10 mm, forzarci dentro una cima da 12 mm non è una soluzione robusta, è un compromesso che paga da un’altra parte.

Uso tipico Diametro indicativo Nota pratica
Drizze su barche piccole e medie 6-10 mm Conta molto l’allungamento, oltre alla scorrevolezza nei rinvii
Scotte di genoa e randa su crociera 8-14 mm Il comfort in mano e la presa sul winch pesano quasi quanto la resistenza
Borose e linee per i terzaroli 6-10 mm Devono correre bene e non irrigidirsi quando vengono usate poco
Cime d’ormeggio 12-18 mm e oltre, in base alla barca Serve più elasticità e più tolleranza allo sfregamento

Le forchette cambiano in base alla lunghezza dell’imbarcazione, alla superficie velica e alla geometria della coperta. Su una randa di crociera di taglia media, ad esempio, una scotta da 12-16 mm è una scelta comune; su una barca più piccola spesso si scende, ma senza sacrificare troppo la presa. Il punto non è inseguire il numero perfetto, è far sì che la cima lavori bene con il circuito reale della barca. Da qui la domanda vera diventa: dove conviene usare ogni tipo di cima?

Dove ogni cima lavora davvero in navigazione e in porto

Drizze

Per le drizze io cerco stabilità dimensionale prima di tutto. Una drizza che si allunga troppo ti obbliga a correggere continuamente la regolazione della vela, e alla fine perdi precisione, tempo e serenità. Su una barca da crociera non inseguo il materiale più estremo se poi la cima diventa dura da gestire o troppo costosa da sostituire. La drizza giusta è quella che issa la vela senza affaticare l’equipaggio e senza cambiare assetto ogni volta che aumenta il carico.

Scotte

Le scotte sono il punto in cui il velista sente subito la differenza tra una cima “onesta” e una sbagliata. Devono correre bene, lavorare nei bozzelli senza impuntarsi e restare leggibili nelle mani, soprattutto quando le manovre si fanno rapide. Per questo il diametro e la morbidezza contano tanto quanto la resistenza. Una scotta troppo rigida stanca, una troppo liscia sfugge, una troppo grossa fa solo attrito inutile.

Borose e terzaroli

Quando riduci vela, non vuoi dover combattere con una cima stanca. Le borose devono passare bene, non assorbire acqua in modo eccessivo e non irrigidirsi dopo mesi di inattività. È una manovra che magari usi meno delle altre, ma quando serve il margine di errore è piccolo, perché il vento non aspetta che tu sistemi il cordame con calma.

Leggi anche: Come vestirsi in barca a vela - Guida pratica e consigli utili

Cime d’ormeggio

Qui cambiano le priorità. In banchina servono elasticità, buona resistenza all’abrasione e una tolleranza seria ai raggi UV. Una cima ottima per regolare una vela può essere mediocre per stare ferma al pontile, perché in porto contano gli strappi del moto ondoso, lo sfregamento sui passacavi e la capacità di assorbire i carichi dinamici senza segni di cedimento.

Questa differenza pratica spiega perché, in barca, non convenga usare lo stesso criterio per tutto. Gli errori più costosi nascono proprio quando si confondono i ruoli del cordame.

Gli errori che accorciano la vita del cordame

  • Scegliere la cima solo per il prezzo o per il colore, ignorando il lavoro reale che dovrà fare.
  • Montare un diametro che non scorre bene in bozzelli, stopper o self-tailing.
  • Usare una cima troppo tecnica e poco gestibile per l’equipaggio che hai davvero a bordo.
  • Trascurare i punti di abrasione, soprattutto nei rinvii, sui passaggi d’angolo e vicino ai winch.
  • Lasciare in servizio linee che hanno perso sezione, elasticità o uniformità nel profilo.
  • Trattare scotte e cime d’ormeggio come se fossero intercambiabili: non lo sono.

Quando vedo una cima rovinata, il problema raramente è “solo estetico”. Quasi sempre è il segnale di un passaggio mal progettato, di un diametro scelto male o di una manutenzione fatta troppo tardi. E per evitarlo, il controllo periodico vale più di qualsiasi acquisto impulsivo.

Controlli pratici che io farei prima della prossima uscita

Io verifico il cordame in tre momenti: a fine stagione, dopo un’uscita dura e ogni volta che una manovra mi sembra più faticosa del solito. Non serve smontare tutta la coperta, basta essere metodici.

Segnale Cosa significa Cosa faccio
Peluria diffusa sulla calza La superficie sta consumandosi Osservo l’evoluzione e pianifico la sostituzione se l’usura avanza
Tratto appiattito o indurito Attrito, schiacciamento o surriscaldamento Sostituisco, soprattutto se il punto è vicino a un winch o a un bozzello
Assottigliamento locale di circa un decimo rispetto al resto La sezione utile non è più uniforme Per me è un segnale forte di cambio imminente
Calza che scivola o core che si percepisce male La costruzione interna si è degradata La cima non è più affidabile per carichi seri
Segni di bruciatura o di vetrificazione Attrito e calore eccessivi La considero da sostituire senza rimandare

Per la pulizia uso acqua dolce, asciugatura all’ombra e niente detergenti aggressivi. L’errore più comune è lasciare il sale dentro le fibre e poi stupirsi se la cima diventa rigida o ruvida. Anche la conservazione conta: le cime lasciate a lungo al sole e sotto tensione perdono qualità più in fretta di quanto molti credano.

La regola che uso per scegliere senza rimpianti

Se devo ridurre tutto a una regola semplice, parto da questo ordine: funzione della cima, percorso a bordo, compatibilità con l’attrezzatura, poi materiale. In pratica, il cordame giusto non è quello più famoso, ma quello che lavora bene con la tua barca e con l’equipaggio che hai davvero a bordo.

  • Per la crociera, il poliestere resta spesso il miglior compromesso.
  • Per le regolazioni fini, ha senso salire di livello solo se l’allungamento ti cambia davvero la manovra.
  • Per l’ormeggio, privilegio sempre resistenza allo sfregamento ed elasticità.
  • Se una cima ti costringe a forzare winch o stopper, quasi sempre è la scelta sbagliata.

Quando questi quattro punti tornano, la barca diventa più ordinata, le manovre più pulite e l’equipaggio meno affaticato. È questo, alla fine, il tipo di sicurezza che cerco in coperta: concreta, leggibile e costruita su scelte semplici ma fatte bene.

Domande frequenti

Le drizze issano le vele e richiedono basso allungamento e scorrevolezza. Le scotte regolano l'angolo della vela rispetto al vento, necessitano di buon grip, resistenza all'abrasione e passaggio fluido nei bozzelli per manovre rapide.

Il poliestere offre un ottimo equilibrio tra costo, durata, resistenza ai raggi UV e facilità d'uso. Anche se ha un allungamento maggiore rispetto ai materiali tecnici, è ideale per la maggior parte delle scotte e drizze in barche da crociera.

Le cime in Dyneema sono consigliate per drizze e manovre dove la precisione è cruciale e il carico è elevato. Il loro bassissimo allungamento garantisce regolazioni fini e stabilità, giustificando il costo superiore in situazioni specifiche.

Un diametro corretto è fondamentale. Cime troppo grosse creano attrito e non scorrono bene in bozzelli e winch, mentre quelle troppo sottili sono scomode da maneggiare e si usurano rapidamente. È essenziale che il diametro sia compatibile con l'attrezzatura di bordo.

Segnali come peluria diffusa, tratti appiattiti o induriti, assottigliamento locale, calza che scivola sull'anima o segni di bruciatura indicano un degrado. Questi sono forti indicatori che la cima ha perso affidabilità e dovrebbe essere sostituita per sicurezza.
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Autor Filippo Parisi
Filippo Parisi
Mi chiamo Filippo Parisi e ho accumulato quattro anni di esperienza nel mondo della nautica, un settore che mi affascina profondamente. La mia passione per la navigazione è nata fin da giovane, quando ho iniziato a esplorare le acque locali e a comprendere l'importanza della sicurezza in mare. Scrivo di navigazione, acquisto di imbarcazioni e misure di sicurezza, cercando sempre di semplificare argomenti complessi per rendere le informazioni accessibili a tutti. Nel mio lavoro, mi impegno a fornire contenuti utili e aggiornati, confrontando diverse fonti e seguendo le ultime tendenze del settore. La mia missione è aiutare i lettori a prendere decisioni informate, sia che si tratti di scegliere la barca giusta o di capire le normative di sicurezza. Sono convinto che una buona preparazione possa fare la differenza tra un'avventura indimenticabile e un'esperienza problematica in mare.
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