Una tabella delle frequenze radio fatta bene evita errori banali e, in mare, gli errori banali costano tempo. Qui trovi una guida pratica ai canali VHF più importanti, al ruolo del DSC e dell’AIS, e a come usare questi riferimenti quando navighi lungo costa, in porto o in una situazione di sicurezza. L’obiettivo è semplice: aiutarti a capire subito cosa tenere sotto mano e cosa invece non va confuso con una normale comunicazione vocale.
I riferimenti che servono davvero prima di partire
- Il canale 16 resta il punto di chiamata e di soccorso in VHF.
- Il canale 70 è riservato al DSC, quindi ai messaggi digitali e non alla voce.
- Il canale 13 serve alla sicurezza della navigazione e alle comunicazioni nave-nave.
- L’AIS usa 161.975 MHz e 162.025 MHz per traffico e identificazione, non per parlare.
- I canali locali del porto o della Capitaneria possono prevalere sulla regola generale.
Come leggere una tabella dei canali senza fare confusione
Io la leggo sempre come una scheda operativa, non come un elenco astratto. Il numero del canale dice dove ascoltare o trasmettere, la frequenza in MHz identifica il punto esatto nello spettro e la colonna “uso” ti dice se sei davanti a un canale di chiamata, a uno di sicurezza, a un canale di lavoro o a una frequenza riservata ai dati.
In più, il VHF marittimo è un sistema a portata ottica: l’altezza dell’antenna conta spesso più della potenza dichiarata. Per questo una radio perfetta ma montata male rende meno di quanto prometta sulla carta. Quando capisci questa logica, la tabella smette di essere un documento tecnico e diventa uno strumento pratico; da lì ha senso concentrarsi sui canali che non vorrei mai sbagliare.
Un dettaglio che molti trascurano è la logica dei numeri sulle radio più nuove: alcune mostrano canali in formato esteso, ma l’uso operativo non cambia. Quello che conta è sapere se stai entrando in un canale vocale, in un canale digitale o in una banda che serve solo a non disturbare gli altri. Da qui il passo successivo è capire quali frequenze meritano davvero memoria, non solo curiosità.

I canali VHF che tengo sempre a mente
Se devo scegliere pochi riferimenti da memorizzare, parto da quelli qui sotto. Ho incluso solo le frequenze che davvero aiutano a orientarsi in mare, lasciando fuori il rumore di fondo. Alcune voci dipendono dalle regole locali o dalla zona di navigazione, quindi la nota pratica conta quasi quanto il numero del canale.
| Canale | Frequenza | Uso principale | Nota pratica |
|---|---|---|---|
| 06 | 156.300 MHz | Comunicazioni di sicurezza e soccorso | Può essere usato anche in attività SAR e sicurezza. |
| 10 | 156.500 MHz | Canale operativo in alcune aree europee | Dipende dalle assegnazioni locali; non darlo per scontato ovunque. |
| 13 | 156.650 MHz | Sicurezza della navigazione e traffico nave-nave | È il canale che uso per il contatto tra unità quando c’è rischio di conflitto di rotta. |
| 15 | 156.750 MHz | Comunicazioni a bordo | Uso consentito solo in contesti previsti e con potenza efficace fino a 1 W. |
| 16 | 156.800 MHz | Distress, safety and calling | È il riferimento da non perdere mai di vista. |
| 17 | 156.850 MHz | Comunicazioni a bordo | Anche qui il limite di potenza è molto basso e l’uso è ristretto. |
| 67 | 156.375 MHz | SAR e anti-pollution in aree locali | Presente soprattutto in area marittima europea e canadese, se previsto. |
| 70 | 156.525 MHz | DSC digitale | Qui non si parla a voce: qui si inviano chiamate selettive e allarmi digitali. |
| 72 | 156.625 MHz | Canale di lavoro tra unità | Utile dopo il primo contatto su 16, se l’area lo consente. |
| 73 | 156.675 MHz | Canale di lavoro tra unità | In alcune aree è una delle frequenze preferite per il traffico operativo. |
| 75 | 156.775 MHz | Banda di guardia | Serve a proteggere il canale 16; non è un canale di conversazione normale. |
| 76 | 156.825 MHz | Banda di guardia | Stessa logica del 75: non usarlo come canale di routine. |
| AIS 1 | 161.975 MHz | Identificazione automatica e traffico | È un canale dati, non vocale. |
| AIS 2 | 162.025 MHz | Identificazione automatica e traffico | Serve a leggere la situazione intorno, non a fare chiamate radio. |
La cosa importante non è saper recitare tutti i canali a memoria, ma riconoscere subito i quattro blocchi che cambiano la sicurezza a bordo: chiamata e soccorso, sicurezza della navigazione, traffico dati e canali di lavoro. Io mi fermo sempre lì, perché oltre quel livello aumenta il dettaglio e diminuisce l’utilità operativa. Capito il canale, resta da distinguere il ruolo dello strumento che lo usa.
VHF, DSC e AIS non fanno la stessa cosa
Qui c’è la distinzione che vedo confondere più spesso: voce, selezione digitale e identificazione automatica non sono tre modi diversi di fare la stessa cosa. L’ITU assegna il canale 70 al DSC proprio per tenere separata la chiamata digitale dalla conversazione vocale, e questa separazione, in mare, evita parecchia confusione.
| Strumento | Frequenza o canale | A cosa serve | Limite pratico |
|---|---|---|---|
| VHF voce | 16, 13 e canali di lavoro | Parlare, coordinare manovre, chiedere aiuto, concordare il passaggio su un canale operativo | Funziona bene solo se l’antenna, il volume e il canale sono impostati correttamente. |
| DSC | 70 | Chiamata selettiva digitale per distress, safety e chiamata | Richiede MMSI correttamente configurato e, meglio ancora, collegamento GPS. |
| AIS | 161.975 MHz e 162.025 MHz | Mostrare identità, posizione e movimento delle unità vicine | Aiuta molto, ma non sostituisce radar, ascolto VHF e osservazione diretta. |
In pratica, il VHF serve a parlare, il DSC a lanciare o ricevere un alert selettivo e l’AIS a leggere il traffico intorno. Se cerchi una singola frase da ricordare, la mia è questa: uno strumento ti fa sentire, uno ti fa segnalare, uno ti fa vedere. Da qui nascono gli errori più comuni, che di solito sono più banali che tecnologici.
Gli errori che vedo più spesso a bordo
Gli errori ricorrenti sono quasi sempre gli stessi. Il primo è usare il canale 16 come se fosse un canale chiacchiere; il secondo è parlare sul 70; il terzo è dare all’AIS un ruolo che non ha, cioè quello di sostituire il radar o l’osservazione diretta.
- Lasciare il 16 libero “per comodità”: è una scelta pessima quando navighi in costiera, perché ti toglie il riferimento più importante per chiamate e sicurezza.
- Fare voce sul 70: quel canale è digitale, quindi la conversazione vocale non ha senso e crea solo interferenza o confusione.
- Confondere AIS e radar: l’AIS mostra ciò che gli altri trasmettono, ma non ti racconta tutto quello che c’è davvero intorno alla barca.
- Tenersi sempre in alta potenza: non è un merito. In porto o su brevi distanze, la potenza più bassa utile evita disturbi inutili.
- Non controllare il DSC: senza MMSI corretto, GPS collegato e prova dei parametri di base, una funzione di emergenza resta incompleta.
- Dimenticare squelch e volume: lo squelch, cioè la soglia che filtra il fruscio di fondo, è un dettaglio piccolo solo in apparenza.
Io, prima di partire, faccio sempre una verifica minima: volume, squelch, potenza, antenna e alimentazione dei sistemi collegati. Bastano pochi secondi, ma sono secondi ben spesi. Ed è qui che il contesto italiano conta davvero, perché le istruzioni locali possono cambiare il canale di lavoro.
In Italia conviene seguire anche i canali locali della Capitaneria
Nelle ordinanze operative della Guardia Costiera il canale 16 compare spesso come riferimento di ascolto o di contatto, ma in porto, in regata o durante lavori in banchina può esserci un canale diverso assegnato dall’autorità competente. Io considero questa la vera regola pratica: il canale generale ti orienta, quello locale ti governa nel tratto in cui stai navigando.
Per questo terrei sempre a bordo una scheda aggiornata con canali del porto, MMSI, nome dell’unità, indicativo e numeri utili. Se ricevi istruzioni diverse da quelle che hai imparato a memoria, prevalgono quelle della zona in cui ti trovi. In una barca piccola sembra un dettaglio amministrativo; in realtà è uno dei modi più semplici per evitare fraintendimenti quando conta la rapidità.
La parte più intelligente, qui, non è accumulare canali ma sapere quale usare nel momento giusto. Una volta che questa abitudine entra in routine, la radio smette di essere un accessorio e diventa un vero strumento di navigazione.
La scheda minima che terrei sempre in plancia
Se devo ridurre tutto a una sola pagina, la mia scheda minima è semplice: 16 per chiamata e soccorso, 13 per sicurezza della navigazione, 70 per DSC, AIS per traffico e identificazione, canali locali per il resto. Non serve complicare di più una radio che funziona bene quando è configurata con disciplina.
Prima di partire controllo sempre volume, squelch, potenza, antenna, alimentazione del GPS e MMSI. Sono dettagli piccoli solo in apparenza: in emergenza fanno la differenza tra un messaggio ricevuto al primo colpo e una comunicazione che si perde nel rumore. Se vuoi una regola ancora più concreta, io la riassumo così: canale giusto, strumento giusto, contesto giusto.
Una plancia ordinata non dipende solo dagli strumenti, ma dalla capacità di usarli nel canale giusto, al momento giusto e per il motivo giusto. È questa la differenza tra avere una radio a bordo e avere davvero un sistema di comunicazione utile.